Diniego di rilascio del porto d’armi: reati risalenti nel tempo, attuale condotta del richiedente e soprattutto valutazione del suo percorso di vita successivo agli episodi ostativi.

Oggi parliamo di un caso di diniego di rilascio del porto d’armi da parte della Questura,  per l’esistenza a carico del richiedente, di reati in materia di armi, porto abusivo di armi, nonché di ulteriori altri reati risalenti nel tempo anche particolarmente gravi e allarmanti.

L’interessato ha impugnato il mancato rilascio del porto d’armi, lamentando che l’autorità preposta non avrebbe tenuto conto, delle sopravvenienza ovvero della riabilitazione penale, del tempo trascorso e dell’attuale condizione di vita dell’interessato e l’assenza di ulteriori pregiudizi.

Il provvedimento impugnato non recherebbe valutazione in termini di attualità, inaffidabilità e personalità del ricorrente.

Il tribunale ha ritenuto di non doversi discostare dall’indirizzo espresso in fattispecie analoghe dal Consiglio di Stato, secondo cui:

  1. Il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto, ma rappresenta una eccezione al normale divieto;
  2. che l’autorità di pubblica sicurezza ha ampia discrezionalità nel rilasciare il porto d’armi, sindacabile solo per vizi che afferiscono all’abnormità, alla palese contraddittorietà, all’irragionevolezza, illogicità, arbitrarietà, al travisamento dei fatti;
  3. le autorizzazioni alla detenzione e al porto d’armi postulano che il beneficiario osservi una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali, di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico e alle regole di civile convivenza;

il giudizio che deve fare la autorità di PS nel rilasciare il porto d’armi deve riferirsi al prudente apprezzamento di tutte le circostanze di fatto della fattispecie concreta e deve dare una congrua motivazione.

Il tribunale amministrativo in sede di ricorso avverso il diniego del porto d’armi ha avuto modo di chiarire dei principi importanti, che: “l’amministrazione di PS deve svolgere un’istruttoria congrua ed adeguata, di cui deve dar conto in motivazione, che le consenta una valutazione complessiva del soggetto e dunque tenendo conto anche del percorso di vita del richiedente successivo agli eventuali episodi ostativi, e ciò in particolare laddove tali episodi siano risalenti nel tempo. Il diniego del porto d’armi in questo caso specifico ha tenuto conto solo ed esclusivamente delle condotte risalenti nel tempo e basta”.

In conclusione: il ricorso è stato accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

Sentenza del 10/03/2022

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Avv. Sassano

Di Avv. Sassano

Avv. Sassano Costantino Valentino, laureato in Giurisprudenza presso L' Alma Mater Studiorum UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI BOLOGNA. Consulente Tecnico Esperto in BALISTICA FORENSE. Esperto di BALISTICA VENATORIA.

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