UN’ALTRA CAUSA VINTA al TAR: Ricorso per Divieto Detenzione Armi
Oggi vi parliamo di un altro ricorso vinto al TAR Liguria per un nostro assistito per un divieto detenzione armi emesso dalla Prefettura di Savona.
IL CASO
Un signore si era recato a Roma con la famiglia per un evento, alla fine di questo evento, un extracomunitario approfittando della folla e della confusione, si è avvicinato e gli ha sottratto il telefonino.
L’interessato ha cercato di inseguire il ladro e per strada ha fermato una signora, chiedendo alla stessa un passaggio in macchina per rincorrere il ladro.
La donna, spaventata si è chiusa in macchina e ha chiamato la polizia.
Da tutto questo ne è scaturito un grosso equivoco con la polizia.
Il nostro assistito, aveva rivolto delle rimostranze agli agenti, dicendo che lui era la vittima, e veniva invece interrogato e fermato, mentre il ladro/scippatore, continuava a darsi alla fuga con il suo telefonino.
Da qui ne scaturiva un procedimento penale, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale art. 337 c.p. e per rifiuto di dare le proprie generalità art. 651 c.p..
Successivamente sono state ritirate le armi e gli è stato fatto un divieto detenzione armi e la revoca del porto d’armi.
Si è anche dato corso un procedimento disciplinare, in quanto persona appartenente al Corpo dei Vigili del Fuoco.
L’interessato aveva presentato un primo ricorso al TAR tramite altro studio legale, ma il ricorso veniva respinto anche con condanna alle spese.
Successivamente si è rivolto a nostro studio legale per risolvere il problema e quindi eliminare il divieto detenzione armi, munizioni e materiali esplodenti ex art. 39 T.U.L.P.S. e riavere anche il porto d’armi.
Noi abbiamo cercato di interloquire in via amministrativa con la Prefettura di Savona attraverso richieste di riesame del divieto e di riapertura del procedimento amministrativo.
La Prefettura, ricevute le nostre comunicazioni, in un primo momento ci ha contattato per dei chiarimenti e per dei documenti che puntualmente abbiamo fatto e trasmesso.
In un secondo momento la Prefettura ha assunto una posizione di chiusura, facendo intendere che anche in caso di archiviazione del procedimento penale, non avrebbero provveduto alla revoca del divieto, in quanto, su questa materia, svolgono una loro autonomia di valutazione rispetto al procedimento penale.
Tradotto: anche nel caso di archiviazione o di assoluzione non significa che automaticamente la P.A. deve togliere il divieto armi, rilasciare il porto d’armi, ivi compreso i casi in cui il certificato CED risulta pulito.
Con le cancellazioni al CED, non si ottiene il porto d’armi o la revoca del divieto detenzione armi.
Il certificato CED è un certificato che non dà diritto a NULLA.
A seguito di tutto questo abbiamo depositato un ricorso al TAR LIGURIA.
Nel ricorso abbiamo chiamato in giudizio la Questura e la Prefettura di Savona, nonché il Ministero degli Interni, tutti difesi e rappresentati dalla Avvocatura Distrettuale dello Stato.
Il nostro ricorso al TAR è stato accolto con la sentenza del 10 marzo 2026.
CONSIDERAZIONE
- Avere una archiviazione del procedimento penale oppure una assoluzione non significa automaticamente che il divieto deve essere revocato o il porto d’ami deve essere rilasciato;
- Avere un certificato penale pulito non significa che automaticamente il porto d’armi deve essere rilasciato e il divieto annullato;
- Avere fatto le cancellazioni al CED non significa che automaticamente le Autorità devono rilasciare il porto d’armi e revocare il divieto armi. Il CED è solo un certificato, una visura e basta.
Il rilascio del porto d’armi e la revoca del divieto armi dipendono dall’esito di un complesso procedimento amministrativo fatto di tanti atti endoprocedimentali, che vanno sindacati solo innanzi al TAR per i vizi tipici del provvedimento amministrativo e attraverso una approfondita disamina delle modalità di corretto esercizio dell’ampia discrezionali tecnico-amministrativa che la legge riconosce alla Prefetture e/o alle Questure in questa materia.
CONCLUSIONE
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, ha accolto il nostro ricorso e per l’effetto ha condannato la Prefettura.
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